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La detassazione del lavoro nel 2026: cosa cambia con la Legge di Bilancio

LaLegge di Bilancio 2026ha introdotto un pacchetto di misure fiscali agevolate che impattano direttamente sulla busta paga di milioni di lavoratori dipendenti. Per iConsulenti del Lavoroe gli uffici HR delle aziende, maggio 2026 è il momento di verificare la corretta applicazione di questi istituti sulle retribuzioni correnti, anche alla luce delle istruzioni operative diffuse dall’Agenzia delle Entrate.

In particolare, due misure meritano attenzione immediata: l’imposta sostitutiva del 5% sugli aumenti salariali da rinnovi contrattualie l’imposta sostitutiva del 15% su straordinari, lavoro notturno e festivo. Ecco come funzionano, chi ne beneficia e come si applicano in busta paga.

Imposta sostitutiva 5% sugli aumenti contrattuali: come funziona

L’agevolazione riguarda gliincrementi retributivi corrisposti nel 2026in esecuzione di rinnovi di contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) sottoscritti tra il1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026. Questi aumenti, anziché essere tassati con l’IRPEF ordinaria (con aliquote marginali che possono arrivare al 35% o oltre), scontano un’imposta sostitutiva piatta del 5%.

Chi sono i beneficiari

Possono beneficiare dell’agevolazione ilavoratori dipendenti del settore privatoil cui reddito da lavoro dipendente riferito all’anno 2025 non superi i33.000 euro. Si stima che la misura interessi circa3,8 milioni di lavoratoriin tutta Italia.

Sono esclusi i dipendenti del settore pubblico, i lavoratori con reddito 2025 superiore alla soglia e i rapporti di lavoro a cui non si applicano CCNL con rinnovi nel periodo di riferimento.

Quali voci retributive sono coperte

L’agevolazione si applica esclusivamente agli incrementi checonfluiscono nella retribuzione diretta: le dodici mensilità ordinarie, la tredicesima e l’eventuale quattordicesima. Non si applica, invece, ai premi di risultato o alle somme legate alla produttività (per le quali esiste un regime separato).

Come si calcola e si applica

In busta paga, l’aumento derivante dal rinnovo contrattuale viene indicato separatamente rispetto alla retribuzione ordinaria e tassato al 5%. Il sostituto d’imposta (il datore di lavoro) deve verificare che il lavoratore rientri nei requisiti di reddito al momento della prima corresponsione dell’aumento, e applicare l’imposta sostitutiva a partire da quella mensilità.

Se nel corso dell’anno emerge che il lavoratore supererà la soglia dei 33.000 euro (ad esempio per effetto di erogazioni straordinarie), il datore di lavoro dovrà applicare il regime ordinario IRPEF anche sulle mensilità già tassate al 5%, con recupero in busta paga.

Imposta sostitutiva 15% su straordinari, notturno e festivi

La seconda misura riguarda le maggiorazioni retributive connesse a particolari modalità di prestazione lavorativa. Per il 2026, le seguenti voci sono assoggettate a un’imposta sostitutiva del 15%, fino a unlimite annuo di 1.500 europer lavoratore:

  • Maggiorazioni perlavoro straordinario
  • Maggiorazioni perlavoro notturno
  • Maggiorazioni perlavoro festivo e domenicale
  • Indennità di turno e di reperibilità (solo se identificate come tali dai CCNL)

Anche in questo caso, la misura sostituisce l’IRPEF ordinaria e le addizionali regionali e comunali. Il beneficio concreto per il lavoratore dipende dalla sua aliquota marginale IRPEF: per chi si trova nel secondo scaglione (redditi tra circa 28.000 e 50.000 euro, aliquota al 35%), il risparmio netto sulla singola voce può essere rilevante.

I chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate ha già fornito chiarimenti operativi sulle modalità di applicazione di entrambe le misure. In particolare, ha precisato che:

  • Il datore di lavoro applica le imposte sostitutivein via automatica, senza necessità di opzione da parte del lavoratore
  • Il lavoratore può peròrinunciare al regime agevolatoin sede di dichiarazione dei redditi, se ciò risulta più conveniente per la sua situazione personale
  • Le voci soggette all’imposta sostitutiva devono essere indicate separatamente nelcedolino pagae nel modello CU

Il nuovo obbligo del codice CCNL in busta paga

A questi adempimenti si affianca, dal1° maggio 2026, il nuovo obbligo introdotto dal Decreto Lavoro (D.L. 30 aprile 2026, n. 62): ogni cedolino paga deve riportare ilcodice alfanumerico univoco del CCNL applicato. Questo codice, assegnato dal Ministero del Lavoro, consente alle autorità di vigilanza di verificare immediatamente la congruità della retribuzione rispetto al contratto di riferimento.

Per i CDL, questo significa aggiornare i software di paghe per includere il codice CCNL in ogni busta paga emessa da maggio 2026 in poi. La verifica del codice corretto per ciascun CCNL applicato ai propri clienti è un adempimento urgente che non può essere rimandato.

Impatto operativo per Consulenti del Lavoro e HR

La combinazione di questi interventi normativi richiede ai Consulenti del Lavoro un aggiornamento immediato delle procedure di elaborazione delle paghe. In sintesi, le attività da svolgere sono:

  • Verifica dei CCNL applicati: identificare quali contratti sono stati rinnovati tra il 1° gennaio 2024 e oggi e quali prevedono aumenti corrisposti nel 2026
  • Mappatura dei lavoratori beneficiari: incrociare i redditi 2025 con la soglia di 33.000 euro per determinare chi accede all’aliquota del 5%
  • Configurazione del software paghe: impostare la tassazione differenziata per le voci soggette alle imposte sostitutive e inserire il codice CCNL nel cedolino
  • Comunicazione ai clienti: informare le aziende clienti degli impatti in busta paga e delle eventuali scelte di ottimizzazione
  • Monitoraggio cumulativo: tenere traccia del limite annuo di 1.500 euro per lavoratore per le voci al 15%

Strumenti comeONE Lavorodi Wolters Kluwer supportano i Consulenti del Lavoro nella gestione integrata di questi adempimenti, con aggiornamenti automatici delle aliquote e delle configurazioni di busta paga in linea con le circolari dell’Agenzia delle Entrate. Per sapere come ottimizzare il tuo studio con strumenti professionali aggiornati, visita la paginadedicata ai Consulenti del Lavoro.

Impatto per le Imprese

Per le imprese, la detassazione rappresenta uno strumento concreto divalorizzazione del lavoro senza incrementare il costo del lavoro lordo. Un aumento contrattuale che per il lavoratore vale 100 euro lordi, se tassato al 5% invece che al 35%, si traduce in un netto in busta paga significativamente più alto, rendendo il rinnovo contrattuale percepito come un reale beneficio economico dal dipendente.

Le PMI e le corporate che gestiscono rinnovi contrattuali nel 2026 dovranno coordinarsi con il proprio CDL o ufficio HR per assicurarsi che le buste paga riflettano correttamente il regime agevolato. Per le imprese che hanno firmato accordi aziendali integrativi nel periodo 2024-2026, è opportuno verificare se tali accordi rientrano nell’ambito applicativo della misura.

Per consulenze specifiche sulla gestione retributiva e l’ottimizzazione del costo del lavoro, esplora i servizi diWolters Kluwer per le PMIoper le Corporate.

Riepilogo delle misure di detassazione 2026

  • Aumenti da rinnovi CCNL (2024-2026): imposta sostitutiva 5% — beneficiari: dipendenti privati con reddito 2025 ≤ 33.000 euro — voci coperte: retribuzione ordinaria, 13ª, 14ª
  • Straordinari, notturno, festivi: imposta sostitutiva 15% — limite: 1.500 euro annui per lavoratore
  • Codice CCNL in busta paga: obbligo dal 1° maggio 2026

Conclusione

Le misure di detassazione introdotte dalla Legge di Bilancio 2026, unite al nuovo obbligo del codice CCNL in busta paga, disegnano un quadro normativo che richiede tempestività e precisione operativa. I Consulenti del Lavoro sono chiamati ad aggiornare le procedure dei propri studi già dalle buste paga di maggio.

Il nostro team è a disposizione per supportarti nell’implementazione di queste novità con gli strumenti più adeguati.

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