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Il conto alla rovescia è avviato: entro il 27 maggio 2026 i Dottori Commercialisti e gli Esperti Contabili devono aggiornare l’autovalutazione del rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo relativa al proprio studio professionale. L’adempimento, previsto dalla Norma Tecnica n. 1 del CNDCEC, non è una semplice formalità burocratica: è lo strumento attraverso cui ogni professionista misura la propria esposizione al rischio e definisce le misure organizzative per contenerlo.

Perché il 27 maggio 2026 è una data da non dimenticare

Il CNDCEC ha aggiornato la modulistica antiriciclaggio con la Circolare Informativa n. 57/2026, mettendo a disposizione degli ordini territoriali i nuovi modelli operativi. Il modello centrale è il AV.0 – Autovalutazione del rischio, che ciascun professionista deve compilare e aggiornare con cadenza almeno annuale o ogni volta che intervengano cambiamenti significativi nell’assetto dello studio.

La scadenza del 27 maggio non è casuale: coincide con il termine fissato dalla Norma Tecnica per il primo aggiornamento obbligatorio del 2026. Chi non adempie in tempo rischia di trovarsi in una situazione di non conformità con il D.Lgs. 231/2007, con conseguenti rischi sanzionatori in caso di ispezione da parte degli Ordini o delle autorità di vigilanza.

Come funziona il modello AV.0: la formula del rischio residuo

Il modello AV.0 si basa su una formula di calcolo strutturata che combina due componenti principali:

  • Rischio inerente (peso 40%): deriva dall’analisi della tipologia di clientela, dell’area geografica di operatività, dei canali distributivi e dei servizi professionali offerti.
  • Vulnerabilità (peso 60%): misura la qualità dei presidi interni dello studio — formazione del personale, procedure di adeguata verifica, conservazione documentale, gestione delle Segnalazioni di Operazioni Sospette (SOS) e policy sul contante.

La formula risultante è: Rischio Residuo = Rischio Inerente × 40% + Vulnerabilità × 60%. Il valore finale determina il livello di esposizione del professionista e orienta le scelte organizzative da adottare per ridurlo.

Chi deve compilare il modello AV.0?

L’obbligo riguarda tutti i professionisti iscritti all’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili che svolgono attività soggette alla normativa antiriciclaggio. Un punto critico emerso di recente: anche i commercialisti con clientela prevalentemente dichiarativa rientrano nell’obbligo, poiché le attività di assistenza fiscale possono comunque essere esposte a rischi di riciclaggio. Nessuna eccezione, nessuna deroga.

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I nuovi modelli CNDCEC 2026: cosa è cambiato

La Circolare n. 57/2026 non si limita all’aggiornamento del modello AV.0. Il CNDCEC ha rilasciato un pacchetto completo di modulistica che include:

  • AV.0 – Autovalutazione del rischio studio: il documento centrale dell’intero sistema di presidio antiriciclaggio.
  • Modelli per l’adeguata verifica della clientela: strumenti per profilare i clienti in base al livello di rischio (basso, medio, elevato).
  • Schede di conservazione documentale: per garantire la corretta archiviazione delle informazioni acquisite in fase di adeguata verifica.
  • Foglio istruttivo per la compilazione: guida operativa predisposta dal CNDCEC per assistere nella corretta compilazione di ciascun modello.

I modelli sono disponibili tramite gli ordini territoriali. Il CNDCEC precisa però che non sostituiscono la responsabilità professionale del singolo commercialista nella valutazione del proprio studio e nella definizione delle misure organizzative conseguenti.

Il processo di autovalutazione: quattro passi operativi

Step 1 – Raccolta dei dati dello studio

Prima di compilare il modello AV.0, occorre raccogliere informazioni strutturate sullo studio: composizione della clientela per settore e area geografica, tipologia di servizi erogati (assistenza fiscale, societaria, stragiudiziale, consulenza contrattuale…), canali di acquisizione dei clienti e struttura organizzativa interna (numero di collaboratori, deleghe, procedure vigenti).

Step 2 – Calcolo del rischio inerente

Sulla base dei dati raccolti, il professionista attribuisce un punteggio alle variabili che compongono il rischio inerente. Una clientela concentrata in settori ad alto rischio (costruzioni, commercio di beni di lusso, criptovalute, holding) o un’area geografica con elevata presenza di criminalità organizzata aumenteranno significativamente questo punteggio.

Step 3 – Valutazione della vulnerabilità

La vulnerabilità misura quanto bene lo studio è attrezzato per fronteggiare i rischi individuati. Un piano di formazione aggiornato, procedure di adeguata verifica documentate e una chiara policy sulla gestione del contante riducono la vulnerabilità e, di conseguenza, il rischio residuo finale calcolato dal modello.

Step 4 – Definizione delle misure correttive

Il risultato dell’autovalutazione non è solo un numero: è la base per costruire un piano di miglioramento organizzativo. Se emergono vulnerabilità significative, il professionista deve intervenire con azioni concrete e documentate: aggiornamento delle procedure, formazione del personale, revisione dei rapporti con clienti ad alto rischio.

Impatto su commercialisti, studi associati e PMI

Per i Dottori Commercialisti e gli Esperti Contabili

L’adempimento è individuale ma richiede una visione d’insieme dello studio. Nei contesti associati o nelle STP (Società tra Professionisti), l’autovalutazione deve tenere conto della struttura complessiva dell’organizzazione, con responsabilità condivisa tra i soci. Una corretta gestione del processo può fare la differenza in caso di ispezione da parte degli Ordini territoriali o delle autorità di vigilanza (MEF, UIF, GdF).

Per le PMI e i loro advisor

Le aziende che si avvalgono di consulenti soggetti alla normativa antiriciclaggio devono sapere che il commercialista di riferimento è tenuto a effettuare l’adeguata verifica anche nei loro confronti. Questo può tradursi in richieste di documentazione aggiuntiva: informazioni sul titolare effettivo, sull’origine dei fondi, sulla struttura societaria. Non si tratta di diffidenza, ma di un obbligo normativo che i professionisti non possono ignorare.

Tecnologia e compliance antiriciclaggio: gli strumenti che fanno la differenza

La gestione della compliance antiriciclaggio — autovalutazione, adeguata verifica, conservazione dei dati, monitoraggio continuo — è un processo complesso che richiede strumenti adeguati. Affidarsi a soluzioni cartacee o a fogli di calcolo non strutturati espone il professionista a rischi di incompletezza e a difficoltà concrete in caso di controllo.

Libra di Wolters Kluwer è la soluzione gestionale pensata per gli studi professionali: permette di organizzare in modo integrato tutta la documentazione dello studio, incluse le procedure antiriciclaggio, garantendo tracciabilità, aggiornamento e sicurezza dei dati. IPSOA InPratica offre invece accesso costante alla normativa aggiornata, alla modulistica ufficiale e agli approfondimenti operativi — uno strumento indispensabile per restare allineati agli obblighi normativi in continua evoluzione.

Sanzioni e rischi in caso di inadempimento

Il D.Lgs. 231/2007 prevede un sistema sanzionatorio articolato per i professionisti che non rispettano gli obblighi antiriciclaggio:

  • Sanzioni amministrative: da 2.500 a 50.000 euro per le violazioni degli obblighi di adeguata verifica e conservazione.
  • Sanzioni per mancata SOS: in caso di omessa Segnalazione di Operazione Sospetta, le sanzioni possono arrivare fino al 40% del valore dell’operazione non segnalata.
  • Segnalazione agli Ordini professionali: le autorità di vigilanza possono trasmettere le irregolarità agli Ordini, con possibile avvio di procedimento disciplinare.

Un’autovalutazione del rischio accurata e aggiornata nei termini previsti è quindi non solo un obbligo normativo, ma una tutela concreta per il professionista, per il suo studio e per i suoi clienti.

Checklist operativa per rispettare la scadenza del 27 maggio

  • ☑ Scaricare i nuovi modelli dalla Circolare CNDCEC n. 57/2026 (disponibili tramite l’Ordine territoriale)
  • ☑ Raccogliere i dati aggiornati dello studio (clientela, servizi, area geografica, struttura organizzativa)
  • ☑ Compilare il modello AV.0 calcolando rischio inerente e vulnerabilità
  • ☑ Calcolare il rischio residuo e verificarne la coerenza con i presidi in essere
  • ☑ Definire e documentare il piano di azioni correttive in caso di vulnerabilità elevata
  • ☑ Archiviare il modello compilato e firmato nel fascicolo antiriciclaggio dello studio
  • ☑ Verificare la data dell’ultima formazione antiriciclaggio del personale di studio

Conclusioni

La scadenza del 27 maggio 2026 per l’autovalutazione del rischio antiriciclaggio è un appuntamento ineludibile per tutti i Dottori Commercialisti. Non si tratta di un adempimento da delegare all’ultimo momento: la qualità dell’autovalutazione riflette la solidità dell’organizzazione dello studio e la capacità di presidiare rischi sempre più sofisticati. Agire oggi, con gli strumenti giusti, significa proteggere il proprio studio, i propri clienti e la propria reputazione professionale.

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