Il Fisco ha già inviato le prime comunicazioni di anomalia: imprese e forfetari che nel 2023 hanno fatturato di più rispetto a quanto dichiarato trovano la lettera nel Cassetto fiscale. Qui sotto la guida operativa in 6 passi per verificare ogni posizione, rispondere correttamente e — se necessario — calcolare il ravvedimento operoso prima che arrivino gli atti ostativi.
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Compliance AE Redditi 2024: 6 passi per verificare e rispondere
- Accedi al Cassetto fiscale del cliente (sezione “L’Agenzia scrive”) oppure al portale Fatture e Corrispettivi — la comunicazione arriva via PEC con gli estremi e i riferimenti del Redditi 2024.
- Confronta le fatture elettroniche e i corrispettivi segnalati con i ricavi di competenza 2023 dichiarati nei quadri RF, RG o LM: verifica la colonna “Ricavi/Compensi” e il totale delle operazioni attive annotate in contabilità.
- Analizza le cause dello scostamento: note di variazione emesse nel 2023 o nel 2024 per operazioni 2023, operazioni non concorrenti al reddito (es. cessione di beni strumentali), differenze di competenza economica tra anno di emissione e anno di incasso/competenza.
- Se lo scostamento è giustificabile prepara la risposta documentata e inviala tramite il canale dell’intermediario o direttamente all’ufficio indicato nella comunicazione — non rispondere via PEC, non è abilitata alla ricezione.
- Se emerge un’effettiva omissione di ricavi, calcola il ravvedimento operoso (art. 13, D.Lgs. 472/1997): sanzione ridotta in base al tempo trascorso, interessi al tasso legale, versamento con F24 e dichiarazione integrativa.
- Non ignorare la comunicazione: la mancata risposta può attivare controlli della Guardia di Finanza, in particolare per scostamenti elevati.
Che cos’è il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 5 ottobre 2026?
L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato il provvedimento n. 271072 del 5 ottobre 2026, che stabilisce le modalità con cui verranno inviate le comunicazioni di compliance a imprese e forfetari. L’attività si inserisce nella strategia di “compliance proattiva” avviata dall’Amministrazione finanziaria: invece di procedere direttamente all’accertamento, il Fisco avvisa preventivamente il contribuente, consentendo la regolarizzazione spontanea a condizioni più favorevoli.
Il confronto riguarda i dati del periodo d’imposta 2023, incrociando le fatture elettroniche trasmesse tramite il Sistema di Interscambio (SdI) e i corrispettivi telematici registrati con i ricavi dichiarati nel Modello Redditi 2024 (quadri RF per la contabilità ordinaria, RG per quella semplificata, LM per i forfetari). Questa campagna si affianca — ma è distinta — alla parallela attività sulle lettere per IVA non dichiarata.
Chi riceve le comunicazioni e perché
Sono interessati i titolari di partita IVA che nel 2023 hanno emesso fatture elettroniche o trasmesso corrispettivi telematici per importi che risultano non coerenti con i ricavi dichiarati nei quadri RF, RG o LM del Redditi 2024. Nella prima fase restano esclusi i liberi professionisti con quadro RE, ma l’amministrazione ha già anticipato possibili ampliamenti della campagna.
La comunicazione raggiunge il contribuente via PEC al domicilio digitale registrato e riporta: gli estremi del provvedimento, il periodo d’imposta di riferimento, l’indicazione dei quadri coinvolti e le istruzioni per la risposta. Il documento è poi consultabile nella sezione “L’Agenzia scrive” del Cassetto fiscale e nel portale Fatture e Corrispettivi.
Per i commercialisti che assistono più clienti la verifica sistematica della casella delegata è il primo passo: molte lettere possono già essere nella casella PEC del cliente senza che questi le abbia lette o comprese.
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Questo è il punto critico su cui molti contribuenti rischiano di sbagliare: una differenza tra le fatture emesse e il reddito dichiarato non significa necessariamente un’omissione. Le cause lecite più frequenti sono:
- Note di variazione (NC): una nota di credito emessa nel 2024 per un’operazione 2023 riduce l’imponibile ma non la fattura originale già registrata nel sistema AE.
- Operazioni non rilevanti ai fini reddituali: la cessione di beni strumentali ammortizzati, ad esempio, genera una fattura ma il plusvalore (o minusvalore) viene trattato separatamente nei quadri RC/RL.
- Differenze di competenza: un contratto pluriennale con pagamento anticipato può creare un disallineamento temporale tra fattura emessa e ricavo di competenza dell’esercizio.
- Rettifiche di inventario o altre poste rettificative del conto economico che non transitano dalla fatturazione attiva.
Il compito del commercialista è raccogliere la documentazione che giustifica lo scostamento prima di qualsiasi risposta all’Agenzia.
Come rispondere: il canale corretto e i termini
La comunicazione ricevuta via PEC non riceve risposte: la PEC è unidirezionale. La risposta si invia tramite due canali:
- Tramite intermediario: il commercialista con delega può trasmettere la risposta nel cassetto delegato, allegando la documentazione giustificativa.
- Direttamente: il contribuente può inviare la risposta con la funzione “Consegna documenti e istanze” nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate.
Il provvedimento non fissa un termine specifico, ma ogni giorno che passa riduce il vantaggio del ravvedimento operoso. La tempestività è fondamentale: agire prima che l’anomalia si trasformi in un atto formale di contestazione consente di applicare le riduzioni più ampie delle sanzioni.
Ravvedimento operoso: quando conviene e come calcolarlo
Se dalla verifica emerge un’effettiva omissione, il ravvedimento operoso (art. 13, D.Lgs. 472/1997) è lo strumento corretto. La sanzione si riduce in base al tempo trascorso dalla violazione:
- Entro 30 giorni dalla scadenza originaria: 1/10 del minimo (3%).
- Entro 90 giorni: 1/9 del minimo (3,33%).
- Entro il termine per l’integrazione della dichiarazione (entro un anno): 1/8 del minimo (3,75%).
- Oltre l’anno ma entro due anni: 1/7 (4,28%).
- Oltre due anni: 1/6 (5%).
Per le dichiarazioni 2023 (trasmesse dopo il 1° settembre 2024, nell’ambito della riforma fiscale) si applicano le nuove aliquote aggiornate. Oltre alla sanzione ridotta, il ravvedimento richiede il versamento dell’imposta evasa e degli interessi al tasso legale, calcolati dal giorno in cui il versamento era dovuto. Il tutto con un unico modello F24 e la presentazione della dichiarazione integrativa.
Attenzione: il ravvedimento non è più possibile dopo la notifica di atti ostativi (accertamento, irrogazione sanzioni, comunicazioni ex art. 36-bis o 36-ter DPR 600/1973). Agire prima della comunicazione formale è essenziale.
Cosa fa il commercialista: il flusso operativo
Per uno studio professionale che assiste imprese e professionisti con partita IVA, il flusso operativo consigliato è:
- Monitoraggio sistematico del Cassetto fiscale delegato e della PEC per individuare le comunicazioni ricevute.
- Verifica caso per caso: confronto tra le fatture segnalate e i dati di contabilità, con attenzione alle cause giustificabili.
- Documentazione: raccolta delle prove (note di variazione, contratti, documentazione del ciclo attivo) da allegare alla risposta.
- Risposta all’Agenzia per i casi giustificabili, ravvedimento operoso per i casi con omissioni accertate.
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I rischi di non rispondere
La tentazione di ignorare la comunicazione — soprattutto se il commercialista ritiene lo scostamento giustificabile — è comprensibile ma rischiosa. La mancata risposta può essere interpretata come conferma dell’anomalia e attivare controlli più invasivi, incluse ispezioni della Guardia di Finanza. Il Fisco monitora anche i casi in cui l’importo segnalato è elevato: per questi, la priorità di intervento è più alta.
Rispondere, anche solo per spiegare le differenze legittime, è sempre la scelta migliore: dimostra collaborazione e chiude il fascicolo in modo trasparente.
Conclusioni
Le lettere di compliance AE del 5 ottobre 2026 aprono una finestra importante: il Fisco avvisa prima di procedere. Per i commercialisti è l’occasione di valorizzare il proprio ruolo di presidio fiscale: chi monitora sistematicamente il Cassetto fiscale dei clienti, verifica tempestivamente le anomalie e risponde in modo documentato trasforma una potenziale criticità in un momento di rafforzamento del rapporto con lo studio.
Non aspettare che sia il cliente a chiamare: la comunicazione potrebbe essere già nel Cassetto fiscale da giorni.
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